11/07/2011 - Un nuovo modello di business per i gestori di patrimoni finanziari
Affari & Finanza
Se la crisi ha avuto un merito, è stato indurre le compagnie assicurative ad affrontare il problema di come ridurre in modo strutturale la base di costo e come migliorare l'efficacia dei processi, in particolare la gestione dei sinistri. In Italia ci si interroga ancora su quale modello organizzativo assicuri i maggiori benefici: la centralizzazione della gestione o il rafforzamento dei presidio geografico?
Da una parte, i principali paesi europei hanno optato da anni per il modello centralizzato e molte ricerche di McKinsey & Company mostrano chiaramente un trend verso la specializzazione delle competenze e la centralizzazione della gestione. Dall'altra, la peculiarità di una rete agenziale "forte" e di dimensioni medie elevate, i vincoli del mercato del lavoro e l'orientamento Isvap a richiedere un presidio sul territorio, hanno rallentato il processo nel nostro Paese. La discussione è resa poi più complessa da almeno due falsi miti, che è opportuno fugare.
PECULIARITÀ LOCALI E UNITÀ CENTRALIZZATE
In primo luogo, la convinzione che l'Italia "sia differente" e necessiti di un presidio del territorio per gestire le peculiarità locali e garantire un adeguato servizio alla rete agenziale. Una concezione obsoleta e smentita dai fatti. Già oggi l'approccio alla gestione dei sinistri si basa largamente su procedure remote e anche i sinistri trattati in agenzia vengono per la maggior parte gestiti in remoto (es. sinistri Card doppia firma, sinistri complessi di direzione).
Inoltre, la presenza degli ispettorati sinistri è molto meno capillare della rete agenziale. In molte compagnie, oltre il 70% delle agenzie non ha un ispettorato nello stesso comune e spesso nemmeno nella stessa provincia. Quindi, a meno che l'agenzia non abbia grandi dimensioni, la gestione del sinistro in loco si riduce alla visita settimanale di un liquidatore, con un minore livello di servizio rispetto a una gestione remota, ma sempre accessibile.