07/05/2009
Mara Monti
Il Sole 24 Ore

Il mondo del lavoro a fatica riconosce il valore della presenza femminile come dimostra l'esiguo numero di donne ai vertici delle aziende. Fin qui nulla di nuovo: in Italia le rappresentanti del "gentil sesso" presenti nel cda non vanno oltre il 4%, ben al di sotto della media europea che si attesta all'11%. Una quota quella italiana più vicina a Malta, lontano anni luce dai Paesi nordici, perfino dalla Bulgaria e dalla Polonia.
Eppure il loro contributo aziendale non è irrilevante come dimostra la ricerca di McKinsey per Valore-D, i cui risultati verranno presentati questa mattina in un convegno a Milano: in Europa le imprese con più donne ai piani alti hanno un Roe (indicatore della redditività) superiore del 10% rispetto alla media di settore e un risultato operativo netto quasi doppio. Questo vale anche in Italia dove le imprese quotate con presenza femminile nel cda registrano un utile operativo medio, tra il 2004 e il 2008, superiore del 21% rispetto alle altre e un Roe medio superiore del 3 per cento. Un valore che non viene riconosciuto come ha messo in evidenza l'indagine condotta tra le 30 aziende italiane quotate a Piazza Affari (circa l'80% della capitaliazzazione): «Nel periodo 2004-2007 l'incidenza delle donne dirigenti è cresciuta di un solo punto percentuale e le nostre analisi dimostrano come, in assenza di interventi coordinati tra diversi attori, la situazione non sia destinata a migliorare», ha commentato Micol Fornaroli, partner di McKinsey.