10/04/2012
Vittorio Carlini
Il Sole 24 Ore

«Deleveraging», cioè: riduzione della leva del debito. In questo periodo il "mantra" delle economie occidentali. Sul tema il McKinsey Global Institute, di recente, ha realizzato una lunga ricerca. Un report che fotografa una realtà diversificata. Quale?
È presto detto: dal 2008 a metà 2011, tra le dieci più grandi economie sviluppate al mondo, solo tre possono vantare un significativo «deleveraging»: gli Stati Uniti, dove il rapporto tra il debito globale (privato e pubblico) e il Pil è sceso del 16%; l'Australia (-14%) e la Corea Del Sud (-16%). Di segno contrario, invece, il trend in Stati quali Spagna (+29%), Francia (+35%) oppure Giappone (+39%). Insomma, la riduzione dell'indebitamento viaggia a diverse velocità.
McKinsey, a ben vedere, concentra l'analisi su tre Paesi: Usa, Gran Bretagna e Spagna. Ebbene, ciò che salta fuori dalla ricerca è che, per l'appunto, l'America inizia a vedere una flebile luce in fondo al tunnel. Il settore finanziario ha ridotto il debito al 40% del Pil. Non solo: dalla fine del 2008 le famiglie statunitensi hanno diminuito i loro prestiti di 584 miliardi di dollari; «il calo - scrive McKinsey -, per tre quarti, è dovuto alle insolvenze sui mutui immobiliari e sui prestiti al consumo». Un trend che, con altri 254 miliardi di crediti nel real estate pignorati, è destinato a proseguire. Tanto che, salvo sorprese, a metà 2013 il rapporto tra mutui e reddito disponibile dovrebbe tornare alla normalità. Certo, le incognite non mancano.