01/12/2011 - The emerging equity gap: Growth and stability in the new investor landscape
McKinsey Global Institute
Se il primo decennio del 2000 è passato alla storia per la grande corsa all'indebitamento, non a caso si è chiuso con la peggiore crisi da sovra-debito dal 1929, i prossimi anni passeranno probabilmente alla storia per la corsa al capitale: banche e imprese, per sopravvivere, dovranno infatti rafforzare la propria struttura patrimoniale con abbondanti iniezioni di capitale.
Calcola McKinsey Global Institute, che entro il 2020 le aziende di tutto il mondo avranno bisogno di 37.400 miliardi di dollari di nuovo capitale. Il problema, calcola sempre McKinsey, è che il mercato finanziario non sarà in grado di concederli: riuscirà a dare solo 25.100 miliardi di dollari. Morale: nel 2020 le imprese di tutto il mondo avranno un "deficit" di capitale di 12.300 miliardi di dollari.
Il problema riguarderà, tra i Paesi avanzati, soprattutto l'Europa. E, all'interno del Vecchio continente, soprattutto l'Italia. Innanzitutto perché le imprese della Penisola, secondo i dati tratti dal libro «Finanza per la crescita sostenibile», sono già oggi mediamente più indebitate e meno capitalizzate rispetto a quelle statunitensi, tedesche o inglesi. Inoltre perché in Italia, secondo i calcoli del «Sole 24 Ore», il mercato azionario è già ora asfittico: con una Borsa che ha una capitalizzazione complessiva pari al 28% del Pil nazionale (dato a fine 2010), il mercato azionario italiano è tra i più piccoli al mondo in rapporto all'economia del Paese. Ci battono persino Vietnam (36% del Pil), Sri Lanka (41%) e Trinidad Tobago (39%). Date queste premesse, sarà difficile per noi vincere la grande corsa al capitale.