30/03/2012 - Cina leader online entro fine 2015
Il Sole 24 Ore
Non passa giorno senza che arrivi qualche segnale di conferma della centralità dell'Asia e della Cina in particolare per lo sviluppo del mercato del lusso. Le aziende, in particolare italiane e francesi, investono nello sviluppo retail, cercano di rafforzare i rapporti con partner locali (si vedano gli altri articoli in pagina) e sviluppano strategie di comunicazione ad hoc. Se da una parte il mercato cinese è in continua crescita – come dimostrano le trimestrali dei grandi gruppi, da Lvmh a Ppr, da Prada a Ferragamo, solo per citare aziende quotate o in procinto di quotarsi – dall'altra aumenta la complessità e la necessità di trovare nuove bussole per orientarsi nel gigante asiatico. Non solo geograficamente, perché è l'approccio ai consumi di lusso a cambiare, come spiega un recente studio di McKinsey.
«La Cina è terra di conquista per i grandi marchi, questo già lo sappiamo: basti pensare a Louis Vuitton e Gucci. Nel 2005 il marchio francese era presente "solo" in dieci città, oggi ha 36 negozi in 29 città. All'inizio del 2006 Gucci aveva sei monomarca, oggi siamo a 39. Anche il caso di Hermès è emblematico: dal 2005 ha quadruplicato le sue boutique, per arrivare a 20 – spiega Marco Mazzù di McKinsey –. Persino nel 2009, anno di recessione globale, le vendite di beni di lusso in Cina sono cresciute del 16%, a un ritmo appena inferiore a quello degli anni precedenti, quando si era arrivati al 20%. Il valore complessivo è stato di 12,5 miliardi di dollari, che nel 2015 dovrebbero arrivare, considerando gli attuali tassi di cambio con il dollaro, a 27 miliardi. Tra quattro anni quindi la Cina avrà superato il Giappone come primo mercato mondiale per i beni di lusso».