01/03/2012 - Daniel Yergin on the future of global energy
McKinsey Quarterly
Se l'Europa rinunciasse a investire nel nucleare, e anzi chiudesse parte delle centrali attualmente in funzione, come potrebbe soddisfare il proprio fabbisogno di energia rispettando i vincoli di riduzione di CO2 che si è data?
Per capire quale scenario si aprirebbe,McKinsey&Company, in anteprima per Il Sole 24 Ore, ha condotto una simulazione del mix produttivo più economico, tenendo conto della domanda di energia, dei vincoli di trasmissione e prezzi delle commodities energetiche, e degli obiettivi di abbattimento di CO2 già fissati dall'Europa (20% al 2020 e 95% al 2050, per il settore energetico). Nel breve termine si è quindi ipotizzata la chiusura di 8-9 GW di capacità nucleare attualmente in esercizio in Germania - come peraltro si sta già facendo - e dal 2030 in poi un limitato sviluppo, con sostituzione del parco francese.
Nel breve termine raddoppia il peso della capacità rinnovabile e aumenta l'apporto delle centrali a gas. Mentre l'aumento del rinnovabile era già previsto dal piano europeo «20-20-20», in via di implementazione da tempo, con meno nucleare si rende necessario abbattere ulteriormente le emissioni. Questo nel breve è possibile solo diminuendo significativamente la produzione da impianti a lignite e a carbone in favore di impianti alimentati da gas metano. Ciò significa che nel breve Fukushima – e la moratoria sul nucleare – non ha un impatto diretto sullo sviluppo delle rinnovabili, mentre ha un beneficio diretto sulla tecnologia a gas.