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Ricette - Adesso servono gli Stati Uniti d'Europa

Stefano Proverbio: «Il confronto con gli Usa vede Washington avvantaggiata solo dal fatto di avere un'unica direzione politica e fiscale». Quattro soluzioni per battere la crisi nel Vecchio continente, ma solo una appare vincente in prospettiva. La ricchezza dell'Italia.

07/11/2011
Stefano Righi
CorriereEconomia
Ricette - Adesso servono gli Stati Uniti d'Europa

La profonda crisi in cui si dibatte l’Europa ha solo quattro possibili vie d’uscita. Almeno secondo l'analisi di McKinsey, che nella nuova edizione dell’Osservatorio Oltre la crisi/La nuova normalità, curato da McKinsey e da CorrierEconomia ha focalizzato la propria attenzione sulle dinamiche economiche (e in parte anche politiche) che attraversano il Vecchio continente.

 

Quattro carte
«In estrema sintesi – spiega Stefano Proverbio, director di McKinsey, che ha curato l’Osservatorio - in futuro possono aprirsi quattro possibili scenari. La prima ipotesi è che nulla cambi nella gestione delle dinamiche europee e si "tiri a campare" in modo inerziale, senza intervenire sulle attuali debolezze di Italia ed Europa. Oppure si può ipotizzare un’area euro ristretta, alla quale aderiscano solo certi paesi, portando quindi a una spaccatura del progetto della moneta unica. Terza ipotesi è la costituzione di un fondo monetario per l’Europa di grande rilievo e impatto. Infine, l’ultimo scenario configura un’area euro pienamente integrata, sia dal punto di vista economico, sia fiscale e politico».

Se il primo scenario (inerziale) implica sperare che non succeda nulla d’irreparabile, il secondo (l’euro ristretto) comporterebbe costi enormi per tutti i paesi. «Anche la ricca Germania - dice Proverbio – soffrirebbe di una diminuzione del proprio Pil sull’ordine del 10 per cento nel medio-lungo periodo (rispetto all’ipotesi inerziale), soprattutto a causa di minori esportazioni verso l’area europea. Nel 1992, quando la lira si svalutò del 18%, la sterlina del 10% e la peseta del 15%, la Germania subì solo nel settore automobilistico un calo dell’export verso gli altri paesi europei tra il 25 e il 35%».

Il fondo europeo di pronto intervento rappresenterebbe invece una soluzione mediana, forte economicamente ma palliativa rispetto ai veri problemi che hanno condotto alla crisi attuale e che soprattutto dà per scontato uno scenario macroeconomico fondamentalmente positivo per gli anni a venire, fatto questo tutt’altro che certo. «La soluzione più logica è la quarta - sottolinea Proverbio -, che si basa su accordi politici e fiscali. L’ipotesi più razionale, anche se non mi sembra che la razionalità stia dominando in questo momento. Certo, non sarà facile raggiungere una maggiore integrazione. Occorre un atteggiamento di maggiore apertura da parte della Germania, a cui contrapporre da parte degli altri partner un livello di rigore nei conti oggi ancora disatteso. Ma è l`unica strada capace di garantire sviluppo nel futuro».

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