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Serve una cabina di regia per gli investimenti esteri

L'Italia continua ad essere poco attrattiva per i capitali stranieri, è scesa all'87esimo posto nella graduatoria dei Paesi in cui conviene investire. Ma per ogni 10 miliardi di flusso diretto, la crescita strutturale è pari allo 0,23% del Pil. Il ministro Passera: «Al via una task force per l'autopromozione».

13/04/2012
Andrea D'Agostino
Avvenire
Serve una cabina di regia per gli investimenti esteri L'Italia continua ad essere poco attraente per gli investitori stranieri. E in un anno, dall'83esimo posto è scesa all'87esimo nella classifica mondiale dei Paesi dove conviene investire. Il calo si fa sentire ancora di più se si analizzano gli investimenti nei settori di alta specializzazione: nel design, ad esempio - un settore in cui il nostro Paese è tra i leader internazionali - i flussi sono pari all'1% rispetto all'8,7% della Francia. E la nostra regione più industrializzata, la Lombardia, attrae 7,5 volte in meno investimenti per milione di abitanti rispetto al Sudest del Regno Unito.

Cifre davvero poco invidiabili, quelle diffuse ieri al convegno "Più mondo in Italia. Attrarre investimenti per crescere", promosso dal comitato Investitori esteri di Confindustria nella sede di Assolombarda. Nonostante le imprese a capitale estero nel nostro Paese vantino circa 450 miliardi di euro di fatturato, pari a un valore aggiunto del 5,2% del Pil nazionale, e oltre un milione di occupati, da anni l'Italia non piace più.

Nel 2010 lo stock degli investimenti esteri in entrata da noi era pari a 337 miliardi di dollari (16,4% del Pil) contro i 1.086 miliardi della Gran Bretagna (48,4% del Pil), i mille della Francia (39,0% del Pil), i 674 della Germania (20,4% del Pil), ma anche i 614 della Spagna (43,7% del Pil). (...)

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