01/12/2009 - Water as a scarce resource: An interview with Nestlé’s chairman
McKinsey Quarterly
È stato uno dei temi forti dell'ultima convention Nielsen, l'evento più importante dell'anno nei settore del largo consumo, che chiama a raccolta centinaia di top manager del comparto agroalimentare italiano. E già questo è un segno importante che la responsabilità sociale d'impresa è ormai una questione entrata di diritto nell'agenda di gran parte delle aziende del nostro Paese.
Lo spunto per parlare di sviluppo sostenibile, che diventa anche il terreno privilegiato sul quale giocare la capacità innovativa delle imprese, è arrivato proprio da un recente sondaggio condotto da Nielsen sui consumatori di 51 paesi in Europa, America, Medio Oriente, Asia-Pacifico.
Il primo dato che colpisce, di questa poderosa ricerca, è che - una volta tanto - gli italiani dimostrano di avere una sensibilità superiore alla media globale circa la tutela del contesto sociale e ambientale in cui vivono. Secondo Nielsen il 75% dei nostri connazionali (contro il 71% della media globale) è attento a che prodotti di marca e private label siano fabbricati con pratiche di lavoro etiche e l'80% (contro il 76% di media globale) è influenzato dal fatto che non vengano utilizzate materie prime o componenti dannose per l'ambiente.
L'88% degli italiani - ossia il 5% in più della media generale - ritiene molto o abbastanza importante che le aziende implementino programmi per migliorare il loro impatto ambientale e il 79% (rispetto a una media mondiale del 73%) si dice preoccupato per gli sprechi di packaging.
Non manca uno spaccato sulle loro preferenze: i nostri shopper apprezzano particolarmente le confezioni riciciabili (il 90%, ossia il 3% in più della media), amano prodotti ad alta efficienza energetica (85%), quelli fabbricati localmente (86%), quelli acquistati presso i farmer's market (84%) e quelli bio (63%).