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Capitali sulla via della seta - Banche, ritirata sui confini

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Corriere della Sera

Fabrizio Massaro

In dieci anni, i flussi transnazionali hanno subito un crollo del 65%. A colmare gli spazi lasciati liberi dai colossi finanziari europei e americani sono le economie emergenti.

Il protezionismo arriva adesso, portato da Donald Trump? In realtà la marcia indietro è in corso da un decennio a livello globale, anche se non ce ne eravamo accorti. Nel mondo gira meno capitale e ci sono meno prestiti, anche tra le stesse banche. È un processo che va avanti dal 2007, da quando è cominciata la reazione alla globalizzazione che ha portato alla Grande Crisi. Addirittura, secondo il Wto, nel 2015-2016 sono state introdotte nel mondo norme protezioniste a una velocità mai vista: cinque alla settimana. «Ma questo non significa che la globalizzazione finanziaria sia morta», mette le mani avanti McKinsey Global Institute (Mgi) nel suo rapporto «The new dynamics of financial globalization» che viene presentato domani, martedì 22 agosto. Al contrario, è «prospera»: i mercati finanziari rimangono profondamente interconnessi e più Paesi vi partecipano. Uno, in particolare: la Cina.