Idee

Donne & governance | La grande frenata

Condividi via Mail
Corriere L'Economia

Maria Silvia Sacchi

Studio globale di McKinsey: tra il 2017 e il 2019 la diversity è migliorata di un solo punto percentuale. Più di un terzo delle aziende non ha rappresentanti femminili nei team di leadership. I vertici composti da generi ed etnie diversi hanno redditività migliori. Si allarga il divario tra le imprese. Il caso della Germania.

Se si scorre l'ultimo report globale di McKinsey su diversità e inclusione appaiono chiari tre elementi. Il primo è una conferma: la diversità fa bene alla redditività. Il secondo - collegato al precedente - è che a spingere sull'acceleratore sono le imprese più esposte alla concorrenza internazionale o alla trasformazione tecnologica, spesso a guida maschile. La terza è che non conta avere una forza lavoro in gran parte femminile, anzi può rivelarsi un freno: occorre, invece, un vertice che metta in atto le parole che dice. Chi fa annunci a cui non seguono fatti «può erodere sensibilmente la credibilità sia all'interno che all'esterno dell'organizzazione». Un boomerang, insomma.

A dominare, in ogni caso, saranno le imprese inclusive. Le altre resteranno ai margini, aumentando il distacco dalle vincenti. E, purtroppo, l'analisi certifica con i numeri che nel mondo c'è stata una grande frenata. Tra il 2017 e il 2019 la diversità di genere è aumentata di un solo punto percentuale, passando dal 14% al 15% di dirigenti. Più di un terzo delle aziende non ha alcuna donna nei propri team di leadership. Una mancanza di progressi che è evidente in tutti i settori e nella maggior parte dei Paesi. Ma se in Norvegia tutte le società prese in esame hanno almeno una donna nel gruppo dei leader, sorprende trovare la Germania di Angela Merkel apparentata a Brasile, India e Giappone, ovvero nel gruppo dove fino all'83% di aziende non ha alcuna donna al vertice. (..)